“Non la solita newsletter gastronomica: raccontiamo il cibo come fatto culturale, politico e identitario. Ogni mese scegliamo un tema e lo esploriamo attraversando storie personali, tradizioni, innovazioni e contraddizioni. Il cibo diventa una lente per leggere il mondo. Ad arricchire ogni numero le illustrazioni originali di un artista diverso. La newsletter Cibo arriverà due volte al mese, una settimana prima e una settimana dopo l’uscita del nostro inserto, con un ‘entrée’ e un ‘dessert’.”
Così le due curatrici, Lisa Di Giuseppe e Maria Tornielli, annunciavano a giugno l’uscita della prima newsletter quindicinale del quotidiano Domani dedicata al Cibo. Un’inziativa originale e interessante che è possibile seguire semplicemente con un’iscrizione gratuita.
La seconda newsletter datata 5 luglio 2025, ad esempio, è stata dedicata a un tema drammaticamente attuale: L’arma della fame:
“Nel corso della storia – ricorda la newsletter – la fame è stata utilizzata più volte come strumento di guerra. È stato fatto in maniera sistematica e deliberata. Non si tratta di semplici effetti collaterali dei conflitti, ma di strategie pianificate per indebolire, sottomettere o sterminare intere popolazioni. Non è un caso se il diritto internazionale vieta, all’articolo 54 del Protocollo I delle Convenzioni di Ginevra, «l’uso della fame contro i civili come metodo di guerra». A questo si aggiunge l’art. 82 della Corte penale internazionale che la definisce un crimine di guerra”.
“L’ha impiegata l’Idf nella Striscia di Gaza, isolata dall’esterno, in cui chi cerca di ottenere i pochi aiuti che riescono a entrare nel territorio rischia anche la vita. In Medio Oriente, il nutrimento viene utilizzato come strumento di sottomissione, ma soprattutto per dividere i gazawi. I territori occupati, poi, vengono occupati anche con l’introduzione di piante non autoctone, che cambiano apparenza e identità dei paesi. Ma non è la prima volta che accade: la carestia è da sempre strumento di guerra, come lo può essere anche il land grabbing, quando cioè delle terre vengono sottratte attraverso contratti che riducono i popoli originariamente proprietari a spettatori affamati di un’agricoltura che produce per altri mercati.”
Da segnalare, in particolare, il documentato articolo di Youssef Hassan Holgado, giornalista di Domani: laureato in International Studies all’Università di Roma Tre, ha frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e vinto la dodicesima edizione del premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo.
L’articolo può essere letto integralmente a questo link.